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Insufficienza Utero-Placentare

Stanti le gravi consguenze ad essa associate, è fondamentale che l'insufficienza utero-placentare sia diagnosticata tempestivamente e gestita adeguatamente

insufficienza-utero-placentare

L'insufficienza placentare, stanti le gravi conseguenze ad essa associate, deve essere diagnosticata tempestivamente e gestita adeguatamente. Le madri con insufficienza placentare dovrebbero essere indirizzate da uno specialista materno-fetale.Neonato-prematuro In tali circostanze deve essere eseguito un monitoraggio molto attento, che includa frequenti test di non stress e profili biofisici. A volte il medico può valutare di far nascere il bambino precocemente attraverso un parto cesareo, al fine di far uscire quanto prima il piccolo dalla condizione di anossia. Inoltre, i bambini che hanno IUGR non tollerano molto bene il parto e lo sforzo delle contrazioni. Questo è un altro motivo per il quale si può considerare di far nascere prima il bambino. Se i bambini che manifestano IUGR sono sottoposti al travaglio, devono essere attentamente monitorati e devono essere dirottati verso un cesareo d'urgenza al primo segno di sofferenza.

Diagnosi di insufficienza utero-placentare

Ecografia-mammaLa gestante con insufficienza placentare generalmente non ha alcun sintomo. Una diagnosi di insufficienza placentare può essere fatta se, durante la gravidanza, il bambino ha una anormalia della frequenza cardiaca chiamata ”decelerazione tardiva”sul monitor della frequenza cardiaca fetale. Le decelerazioni tardive sono in indizio dell’insufficienza placentare, anche se non ci sono altri segnali di una reale riduzione del flusso sanguigno nella placenta. Un altro metodo per diagnosticare l’insufficienza placentare è attraverso le misurazioni e le ecografie che indicano che l’utero non cresce come dovrebbe. La dimensione dell’utero di una madre dovrebbe essere misurata ad ogni visita prenatale, a partire da circa il sesto mese di gravidanza. Se le dimensioni sono inferiori rispetto alla norma per l’età gestazionale del bambino, dovrebbe essere eseguita una ecografia. Tale indagine aiuta il medico nel misurare la crescita e le dimensioni effettive del bambino, lo supporta nel valutare la forma e la posizione della placenta, e nell’indicare se il liquido amniotico è insufficiente. L'esame doppler fornisce informazioni sul flusso di sangue nella placenta e nel bambino. La velocimetria doppler può essere eseguita all’inizio del terzo trimestre. Questo test misura il flusso di sangue nella madre e nei vasi sanguigni del bambino e fornisce ai medici informazioni sul flusso di sangue utero-placentare e sulle risposte del bambino alle sfide fisiologiche. Quando i vasi sanguigni della placenta si stanno sviluppando in modo anomalo, ci sono progressivi cambiamenti nel flusso ematico placentare, così come nel flusso sanguigno fetale, nella pressione sanguigna e nella frequenza cardiaca. Questo provoca problemi di circolazione nella placenta e nel bambino. Le misurazioni doppler di specifici vasi sanguigni, come l’arteria ombelicale, possono evidenziare gravi compromissioni e disfunzioni del gruppo di vasi della placenta. Quando si è verificata la compromissione di questi vasi, il bambino può subire significative privazioni di ossigeno, e può succedere che alcuni vasi sanguigni si restringano ed altri si dilatino per favorire il flusso di sangue verso gli organi più importanti del bambino, quali il cervello e il cuore. Quando questo si verifica, la circolazione attraverso l’arteria ombelicale può modificarsi ancora in risposta alla continua privazione di ossigeno. I dati del flusso sanguigno rilevati attraverso le misurazioni doppler sono correlati nel bambino con l’acidosi.

Il trattamento e conseguenze sul bambino dell’insufficienza placentare e dell’iugr?

Dal momento che l’insufficienza placentare può causare nel bambino un apporto non sufficiente di ossigeno e di sostanze nutritive, durante la gestazione, che all’interno del grembo materno può causare a sua volta IUGR, lo standard di cura prevede di far nascere il bambino tra la 34-37 settimane. Quando l’età gestazionale è inferiore a 34 settimane, il medico deve continuare a monitorare molto attentamente la madre fino alla 34° settimana e oltre. Il benessere del bambino e la quantità di liquido amniotico dovranno essere valutati regolarmente. Se una delle due situazioni diventa ancora preoccupante, allora la mamma deve essere fatta partorire immediatamente. Quando è necessario far nascere il piccolo prima della 34° settimana, il medico dovrebbe effettuare un’ amniocentesi preventiva per valutare al meglio la maturità polmonare fetale. Nel caso in cui si decida di far partorire la madre prima delle 34 settimane, le vengono somministrati corticosteroidi circa 24 ore prima dal momento del parto. Questo farmaco accelera lo sviluppo polmonare fetale e aiuta nella prevenzione della sofferenza respiratoria. I corticosteroidi inoltre collaborano nell’evitare emorragie cerebrali nel bambino. La mancata osservanza degli standard di cura e del parto di un bambino prematuro possono causare al piccolo una privazione di ossigeno e di nutrienti per un tempo troppo lungo, con conseguenti lesioni permanenti al cervello.

I danni permanenti causati da una scorretta gestione dell’insufficienza placentare includono:

  • Encefalopatia ipossico ischemica (EII). L’EII è un danno cerebrale causato da un’insufficienza di ossigeno nel cervello del bambino. Questa patologia può essere causata da una mancanza di ossigeno nel sangue del bambino e/o una diminuzione del flusso di sangue verso il cervello del piccolo. Un ritardo nella diagnosi dell’encefalopatia ipossico-ischemica può spesso determinare forme di paralisi cerebrale come la tetraparesi spastica, episodi convulsivi e ritardo cognitivo.
  • Paralisi cerebrale infantile. La paralisi cerebrale comprende una serie di disordini che causano nel piccolo problemi relativi al movimento, all’equilibrio, alla coordinazione e alla postura. In particolare, la paralisi cerebrale provoca problemi alle comunicazioni nel cervello tra nervi e muscoli, il che può causare problemi lievi ma anche problemi molto gravi alla funzione motoria (muscolare). I bambini con paralisi cerebrale possono rimanere affetti da compromissioni in tutti o in parte degli arti. La funzione motoria viene generalmente colpita, e la relativa compromissione può manifestarsi come una incapacità nel tenere in mano una matita o un piccolo pezzo di cereale. Possono verificarsi problemi nei muscoli orali e facciali, con conseguente compromissione della capacità di mangiare e di parlare del bambino.
  • Convulsioni. Quando un bambino ha danni cerebrali come l’EII, può manifestare, subito dopo la nascita, convulsioni. Infatti l’EII è la causa più comune di convulsioni nel neonato. Le convulsioni non sono esclusivamente la causa dai danni cerebrali, ma possono a loro volta causare ulteriori lesioni al cervello stesso del bambino. Per questa ragione, è fondamentale che i medici riconoscano e gestiscano le convulsioni il prima possibile. Le convulsioni si verificano quando c’è attività elettrica incontrollata nel cervello. Questo provoca disturbi cerebrali, coscienza alterata e convulsioni. In molti bambini potrebbero non essere evidenti segni esteriori di attività convulsiva. Così, se il team medico pensa che il bambino potrebbe avere un danno cerebrale, dovrebbero eseguire elettroencefalogrammi frequenti per verificare l’ attività elettrica anomala nel cervello. Diverse unità di terapia intensiva neonatale in tutto il paese fanno monitoraggio con elettroencefalogramma continuo. Oltre alle condizioni di cui sopra, un bambino che sperimenta l’insufficienza placentare ha un rischio maggiore di manifestare ipoglicemia. Questa situazione si verifica perché il bambino diminuisce le scorte di glicogeno e di lipidi. L’ipoglicemia neonatale è molto grave, tale termine indica che il livello di zucchero nel sangue (glucosio) del bambino è inferiore al normale. Il glucosio è essenziale per le funzioni del cervello. Se l’ipoglicemia non viene prontamente riconosciuta e gestita, il bambino può subire danni permanenti al cervello e paralisi cerebrale infantile.
  • Sindrome da aspirazione di meconio. Tale situazione può verificarsi anche quando la madre ha un’insufficienza placentare. La sindrome da aspirazione di meconio si verifica quando il bambino ha un movimento intestinale nel grembo materno (questo in genere si verifica quando il bambino sperimenta privazione di ossigeno e/o di pericolo) e poi inala una miscela di feci e di liquido amniotico. Ciò può causare gravi problemi respiratori dopo la nascita. Un bambino che aspira meconio può avere difficoltà respiratoria e può sviluppare una polmonite. Queste condizioni possono ridurre maggiormente la quantità di ossigeno nel bambino, aumentando ulteriormente il rischio di danni cerebrali e EII. Inoltre, i bambini che hanno la sindrome daaspirazione di meconio spesso devono essere collocati in una macchina per la respirazione (ventilatore) per essere, appunto, aiutati nell’atto respiratorio. Ciò aumenta le probabilità per il piccolo di subire lesioni da iperventilazione, che possono a loro volta causare danni cerebrali e paralisi cerebrale dei neonati. Foto5 A causa della potenziale privazione di ossigeno (e di nutrienti) del neonato figlio di una madre che ha avuto un’ insufficienza placentare, lo standard di cura richiede test prenatali più frequenti e un’attenzione molto maggiore dei medici rivolta ad individuare eventuali segni di IUGR e di una diminuzione del benessere del bambino. Il non prendere misure adeguate quando un bambino ha IUGR e quindi subisce una riduzione del flusso sanguigno può causare al bambino danni cerebrali, encefalopatia ipossico ischemica (EII), paralisi cerebrale e convulsioni

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