Ecocardiografia prenatale e tachicardia

La normale frequenza cardiaca nel feto è compresa tra i 120 e i 160 battiti al minuto. Una accelerazione di tale frequenza è definita tachicardia. Tale condizione può causare nel feto un accumulo di acqua al suo interno (idrope) e può essere risolta con la somministrazione di farmaci alla madre. Un monitoraggio attento e costante della frequenza cardiaca fetale permetterà di scegliere la terapia farmacologica migliore per il feto. Se la condizione non migliora può essere previsto un parto anticipato (generalmente intorno alla 37a settimana)

Cos’è la tachicardia fetale?

La tachicardia è una condizione nella quale la frequenza cardiaca è aumentata in modo anomalo. La normale frequenza cardiaca fetale è compresa tra i 120 e i 160 battiti al minuto mentre, generalmente, la frequenza cardiaca anomala è superiore a 200 battiti al minuto.

Il cuore è formato da quattro camere: due nella parte superiore chiamate atri e due nella parte inferiore chiamate ventricoli. I ventricoli sono le camere di pompaggio del cuore mentre gli atri stabiliscono il ritmo del cuore inviando impulsi elettrici ai ventricoli.

In alcuni feti, gli atri e i ventricoli battono entrambi velocemente ma allo stesso ritmo (tachicardia sopraventricolare), mentre in altri, gli atri battono estremamente più velocemente dei ventricoli, fino a superare i 300 battiti al minuto. Possono verificarsi altri disturbi del ritmo, ma sono molto più rari.

Quali sono le cause della tachicardia fetale?

La patogenesi prevede diversi momenti eziologici: la prematurità e le infezioni fetali, l’iperpiressia materna, la somministrazione di farmaci ad effetto cronotropo positivo sul miocardio fetale, la compressione cavale o aorto-iliaca materna con modificazioni del flusso utero-placentare e, non ultima, l’ipossia fetale da stimolazione del sistema nervoso autonomo simpatico con ridistribuzione del flusso sanguigno.

L’ipossia fetale determina una stimolazione dalla componente simpatica del sistema nervoso autonomo con conseguente redistribuzione del flusso; in questa situazione si associano altri patterns di sofferenza fetale, clinici (emissione di meconio) o cardiotocografici (modificazioni della variabilità della frequenza cardiaca fetale).

In che modo la frequenza cardiaca influisce sulla salute del bambino?

In alcune situazioni, a causa della frequenza cardiaca veloce, può accumularsi del fluido all'interno del bambino (idrope) rendendo difficile il controllo della frequenza cardiaca veloce.

Quali sono i trattamenti disponibili per la tachicardia fetale?

Nella maggior parte dei casi possiamo ridurre la frequenza cardiaca veloce somministrando farmaci alla madre, che, attraverso la placenta, li passa al bambino. Prima della prescrizione del farmaco viene eseguito un elettrocardiogramma alla madre per controllarne il ritmo cardiaco ed essere sicuri della possibilità della somministrazione del medicinale. Alcuni farmaci possono richiedere da due a tre settimane prima che siano efficaci nel ridurre la frequenza cardiaca del bambino.

Di solito il trattamento viene somministrato in regime ambulatoriale e non c’è necessità di un ricovero in ospedale. La frequenza cardiaca sia materna che fetale, però, verrà monitorata nel primo periodo del trattamento. L’utilizzo del farmaco ha come scopo quello di controllare il ritmo del cuore del bambino per permettere un parto normale a termine (dopo le 37 settimane). Potrebbe essere necessario prelevare campioni di sangue materno per controllare i livelli ematici del farmaco.

A volte è necessario somministrare più di un farmaco prima di osservare la riduzione della tachicardia del bambino. Il tipo di trattamento scelto dipende da una serie di fattori, tra i quali il tipo di tachicardia, le settimane di gravidanza e la presenza o meno di idrope. Potrebbe essere necessario anche rivalutare il trattamento prescelto se il farmaco non si rivela efficace nel ridurre la frequenza cardiaca del bambino. Raramente, nonostante il trattamento farmacologico, potrebbe non essere possibile osservare una diminuzione della tachicardia fetale che potrebbe rimanere tale per il resto della gravidanza.

Chi monitora il battito cardiaco fetale durante la gravidanza?

Il bambino verrà monitorato dall’ospedale di riferimento e sarà necessario continuare a prendere il farmaco prescritto fino alla nascita del bambino.

Sarà possibile avere un parto naturale?

Nella maggior parte dei casi, è possibile partorire naturalmente presso il proprio ospedale di riferimento. Durante il travaglio verrà monitorato attentamente il battito fetale per rilevare eventuali segnali di stress. Nel caso in cui la frequenza cardiaca del bambino fosse già elevata, potrebbe essere difficile evidenziare eventuali anomalie cardiache fetali. È compito sia dei medici che degli ostetrici valutare l’eventualità di un parto cesareo o di un parto anticipato (prima delle 37 settimane) in caso di anomalie.

Cosa succede dopo la nascita del bambino?

Dopo la nascita, generalmente i neonati non mostrano sintomi anche dopo l’utilizzo di farmaci in gravidanza. Il ritmo cardiaco fetale viene controllato mediante elettrocardiogramma per valutare le cause della tachicardia e stabilire eventuali trattamenti aggiuntivi o un monitoraggio nel tempo.

È probabile che il bambino continui a presentare una frequenza cardiaca veloce ma generalmente tende a sparire nel tempo. In entrambi i casi, sarà necessario un periodo di monitoraggio e la somministrazione di farmaci per controllare la tachicardia nel tempo.

Il bambino sarà seguito da un cardiologo pediatrico che esaminerà i risultati delle analisi condotte sul bambino e aiuterà la famiglia nel gestire i farmaci prescritti. A volte è necessaria la somministrazione di più di un farmaco.

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